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Premio Cornaro Alla Ricerca 2011
Ricerca e innovazione, Biologia Molecolare



CARMELA RITA BALISTRERI
Università degli Studi di Palermo
Dipartimento di
biopatologia e biotecnologia mediche e forensi
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Vincitrice della seconda edizione del Premio Cornaro alla Ricerca 2011 –18.10.2011

Implicazioni  biologiche della genetica dell’infiammazione nell’invecchiamento con e senza successo: l’uso dei centenari come modello di studio emergente per la longevità
 
Commenti generali:   La presentazione riassume chiaramente lo stato dell’arte dell’argomento della ricerca che appare di notevole interesse. Metodologia di studio e casistica riportate schematicamente sono adeguate. Il progetto è molto interessante. La produzione scientifica è importante: la candidata presenta 6 lavori pubblicati tra il 2008 e il 2010 su riviste scientifiche ad alto impact factor, tutte a primo nome. 



                                                            Abstract
 
 L’infiammazione è fondamentale per la sopravvivenza, programmata dall’evoluzione per difendere l’ospite dalle infezioni. Nei soggetti anziani è dannosa. Del resto l’organismo umano è stato programmato a vivere fino i 40-50 anni. L’aumentata aspettativa di vita ha determinato una persistente attivazione dell’immunità per contrastare gli stressori infiammatori. Come risultato si hanno una risposta infiammatoria cronica, gravi danni ai tessuti e agli organi e l’insorgenza di malattie. Alla luce di queste osservazioni, si è verificato e confermato il ruolo di alcune varianti genetiche pro-infiammatorie reciprocamente nella longevità e nelle malattie correlate all’età e identificato dei profili pro/antinfiammatori. Modelli di malattie quali l’infarto acuto del miocardio, il carcinoma prostatico e la malattia d’Alzheimer e un particolare approccio empirico basato su tre coorti di soggetti (pazienti, controlli di uguale età, genere, origine geografica ed etnia e centenari) sono stati utilizzati. I centenari sono stati utilizzati come supercontrolli per la loro capacità di sfuggire e/o di ritardare l’esordio di quelle malattie aventi un alto tasso di mortalità nella popolazione più giovane, quali le cardio-cerebrovascolari, il diabete e il cancro. I dati ottenuti hanno dimostrato il ruolo della genetica dell’infiammazione nella fisiopatologia delle malattie studiate. Essi hanno inoltre enfatizzato il ruolo chiave del pleitropismo antagonista nelle malattie età correlate studiate e nella longevità. Alleli pro-infiammatori dei geni analizzati sembrano non essere inclusi nel patrimonio genetico favorente la longevità. Ciò suggerisce il loro ruolo opposto in periodi di vita diversi programmati o meno dall’evoluzione. I genotipi infiammatori inducono effetti benefici fino all’età della riproduzione e deleteri durante l’invecchiamento. In altre parole, le malattie età correlate sembrano il prezzo da pagare per garantire un’ottima salute fino alla riproduzione. Si suppone quindi che gli alleli associati alla suscettibilità delle malattie età correlate non siano inclusi nel background genetico favorente la longevità. I risultati ottenuti rafforzano questa ipotesi. Genotipi anti-infiammatori sono stati identificati con una significativa frequenza nei centenari rispetto alle altre coorti. Di conseguenza i polimorfismi associati alla longevità sembrano aumentare la chance di sopravvivere a lungo determinando una ridotta risposta infiammatoria in un ambiente con una ridotta carica patogena.
    
                                                          Abstract (English)
 
Biological implications of inflammatory genetics in successful and unsuccessful ageing: centenarians as emergent study model for longevity
 
CARMELA RITA BALISTRERI                           
Department of Pathobiology and Medical and Forensic Biotechnologies, University of Palermo, Palermo, Italy
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Inflammation is an evolutionary highly conserved process “crucial to survival” and aimed to counteract and neutralize pathogenic agents, as viruses and bacteria. For this reason, it is not “ per se” a negative phenomenon.  It is dangerous in old people. The problem is that the human organism, in the course of the evolution, has been set to live 40 or 50 years. Nowadays the immune system must be active for more decades if compared with the past centuries. This very long activity leads to a chronic inflammation that slowly but inexorable damages all the tissues and organs. Hence, this condition determines the onset of age-related diseases. In the light of these observations, it was verified and confirmed the role of some genetic pro-inflammatory variants in age-related diseases (such as myocardial infarction, Alzheimer’s disease and prostate cancer), and reciprocally in longevity.  A particular empiric approach was used based on the three cohorts (patients affected by the age-related diseases studied, controls and centenarians). Centenarians were utilized as super control group. They represent selected survivors who have clearly delayed or in some cases even escaped age-related diseases, which affect old people and are responsible their morbidity and mortality. Hence, centenarians are a human model of disease-free. The data obtained demonstrated the key role of inflammatory genetics in the pathophysiology of age-related diseases. Furthermore, they highlighted the strong role of antagonist pleiotropy in the age-related diseases studied and longevity. Thus, people genetically predisposed to a weak inflammatory activity, have less chance to develop age-related diseases and therefore have better chance of longevity in a modern environment with reduced pathogen load and improved control of severe infections by antibiotics. On the other hand, anti-inflammatory polymorphisms seem to be associated with reduced risk to develop as myocardial infarction, Alzheimer’s disease and prostate cancer, likely because they control inflammatory process in the pathophysiology of atherosclerosis, neurodegeneration and carcinogenesis. So, genetic polymorphisms responsible for a low inflammatory response might result in an increased chance of long life-span in an environment with a reduced pathogen burden, such as a modern day and health environment.